La nascita della chirurgia tricologica ha le radici in alcuni scritti risalenti al 1800 in cui Baromio sosteneva che era possibile eseguire un autotrapianto di parti di tessuto epiteliale ed addirittura di peli e piume per gli animali.
La vera svolta della chirurgia moderna applicata ai capelli ed alla risoluzione della calvizie si ha con il primo autotrapianto della storia, eseguito negli States da Norman Orentreich nel 1952. Il noto chirurgo, pioniere dell’attuale chirurgia estetica, riuscì a trasferire un lembo di pelle con alcuni capelli vivi su di esso.
Già 15 anni dopo, Orentreich sottopose a trapianto di capelli oltre diecimila soggetti.
Il risultato ottenuto era sicuramente ottimo all’epoca, ma di sicuro non all’altezza degli attuali autotrapianti.
Queste isole di pelle autotrapiantata non garantivano una resa estetica ottimale dando la sensazione ottica di osservare dei “filari” di capelli sul cuoio capelluto.
Successivamente, negli anni ’70, il chirurgo argentino Juri descrisse al mondo la sua nuova tecnica contro la calvizie: la rotazione dei lembi. Per oltre 25 anni molti professionisti si applicarono con tale tecnica, ma i rischi erano superiori ai benefici e pertanto oggi non viene praticata in quasi nessun caso.
Sempre in quegli anni venne messa a punto la tecnica denominata “Scalp Reduction” che consisteva nell’eliminazione della cute priva di follicoli restringendo così l’area calva grazie all’elasticità del cuoio capelluto.
La rivoluzione arriva però negli anni ottanta, quando diversi chirurghi si applicarono nell’implementazione del trapianto monobulbare riuscendo finalmente ad eliminare il fastidioso “effetto bambola” garantendo una distribuzione dei follicoli più casuale ed in linea con i tratti somatici del paziente.
Ad oggi, la tecnica dell’autotrapianto monobulbare è la più praticata grazie anche agli ottimi risultati ottenuti in termini di quantità innestata e di ore necessarie all’intervento.




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